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Maria Teresa Sedda è un romanzo pubblicato dalla
casa editrice La Riflessione
nel settembre del 2007. Questo sito offre uno spazio nel quale sono riportate
le domande poste di frequente all’autore di
quest’opera. Se desiderate porre qualche nuovo quesito, fatelo postando una mail all’indirizzo di posta di Maria Teresa. |
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Maria Teresa Sedda, Steampunk è un romanzo pubblicato dalla
casa editrice La Riflessione
nel settembre del 2008. Questo sito offre uno spazio nel quale sono riportate
le domande poste di frequente all’autore di
quest’opera. Se desiderate porre qualche nuovo quesito, fatelo postando una mail all’indirizzo di posta di Maria Teresa. Nota: Per leggere le domande riguardanti Steampunk, senza dover scorrere tutta la pagina, cliccate qui |
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Domanda: Ciao Raffaele, ho saputo che hai scritto un romanzo. Tralasciando auguri e cazzi vari, mi diresti di cosa
tratta il tuo libro? Risposta: Una donna che decide di scrivere un diario rendendosi poi conto di non essere in grado di discriminare con lucidità vita reale da vita immaginaria. Ad ogni modo, se necessiti di più dettagli contenenti anche qualche riferimento, puoi visitare la scheda libro su Wikipedia, le recensioni su DVD.it o addirittura il sito della casa editrice. |
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Domanda: Ciao a tutti, non ho capito se Maria Teresa Sedda è lo pseudonimo di Raffaele Sedda o Raffaele Sedda è lo
pseudonimo di Maria Teresa Sedda. Risposta: emmm…. Vedila così: uno dei due è un personaggio immaginario. 2008-02-16: Attinente a questo quesito, sul sito Libreria universitaria, nella sezione commenti, un lettore pone come domanda se il personaggio di Raffaele è autobiografico o meno. Ci tengo a sottolineare come nessuno dei personaggi descritti nel libro è reale o padrone di un insieme di caratteristiche che possono essere riconosciute su un vivente. Di conseguenza, Raffaele è puramente frutto d’ingegno. |
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Domanda: Vedremo un seguito delle avventure di Salvatore? Risposta: Io un seguito di Maria Teresa Sedda lo sto scrivendo, ma se vedrà le librerie è una cosa che sa solo il mio editore. |
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Domanda: Auguri Raffaele, spero che il tuo libro possa avere successo. Adesso una domanda su una cosa che mi ha
incuriosito molto: che cazz’è un “omofonico”? Risposta: Un fottuto errore di battitura e, tra parentesi, questa domanda è all’apice della top ten delle domande che mi sono state volte più spesso. |
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Domanda: Ciao Raffaele, ho comprato il tuo libro ma non l’ho ancora iniziato. Ma che tu sappia, sta vendendo? Risposta: E’ una delle poche domande alle quali non so rispondere. Devo ancora contattare l’editore per domandarglielo, ma non ho il coraggio di farlo. |
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Domanda: Ho letto il libro e la prima cosa che mi sono chiesto è stata: ma da dove nasce un’idea così strampalata? Risposta: Volevo girare un cortometraggio. L’idea di base era quella di una sceneggiatura nella quale ci fosse come personaggio principale una donna con strane visioni, tutte molto macabre. Donna che parla di queste cose al ragazzo che, mezzo alcolizzato, inizia pure lui ad avere strane allucinazioni. Ho scritto una marea di sceneggiatura, ma proprio tanta, ma un giorno mi è venuta questa idea: e se scrivessi un film nel quale c’è un ragazzo di colore che viene pestato da quattro naziskin, ma picchiato talmente male che trascorsi tre mesi d’ospedale inizia a credersi bianco e ad essere più razzista degli stessi naziskin? Alla fine, non ho fatto nessun cortometraggio, ho unito tutte le sceneggiature e tirato fuori Maria Teresa Sedda. |
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Domanda: Quali sono gli autori dai quali hai preso spunto per generare quest’opera? Risposta: Questa domanda mi è stata posta anche il giorno della presentazione del libro. Risponderò nella stessa maniera: Non lo saprei dire con certezza, ma posso assicurare che qualcuno di quei mille autori che ho letto qualcosa mi deve aver dato. Infondo, nessuno nasce imparato (o almeno così sosteneva la donna che mi faceva ripetizioni di inglese quando ero alle scuole medie). |
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Domanda: Ciao Raffaele, dato che sei un autore minore, quale metodo utilizzi per pubblicizzare Maria Teresa Sedda? Risposta: Quando mi capita di parlare del mio libro in pubblico, qualcuno che non sa di Maria Teresa Sedda mi chiede di cosa parla. Solitamente, tanto per farmi quattro risate, riduco la mia opera ad un insieme di immagini di alcolismo, necrofilia e sesso da dietro. Solitamente si incuriosiscono, mi chiedono dove lo possono acquistare, rispondo in una libreria qualsiasi, vanno per i quattro venti e poi, quando passano a farselo autografare, capisco che ho venduto un’altra copia. Suona un pizzico da stronzi, ma funziona di un bene! |
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Domanda: Cazzo, ma quanto hai scritto, non potevi tagliare qui e la? Risposta: In verità Un milione e mezzo di bossoli è stato ridotto da vent’otto a venticinque capitoli. Per inciso è stato rimosso il capitolo introduttivo Un milione e mezzo di bossoli #1: Una spiaggia deserta ed il nessuno muore solo, il capitolo dell’incontro con la bambola Oro Nero Un milione e mezzo di bossoli #23: Un cavaliere che vide l’epilogo delle crociate e della Grande seconda ed il capitolo dello scontro tra Tore e Oro Nero: Un milione e mezzo di bossoli #24: Medievale è chi il medievale fa. |
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Domanda: Hai eseguito censure o tagli? Risposta: Alcune parti sono state alleggerite. Alcune cambiate radicalmente. Problemi legati al buon gusto, temevo potessero essere offensive. Un esempio è il seguente pezzo di testo che leggerete nella forma pubblicata e poi in quella originale:
Mi alzo dal tavolo mentre il mio ospite, Padre Pio, prosegue il suo monologo dicendo: "Per non parlare delle stigmate!
Anzi, parliamo di loro: le fasci, le copri, sono fastidiose, ma quando ti devi fare una doccia e ti insaponi, bruciano.
Non puoi nemmeno immaginare quanto bruciano. E allora preferisci non lavarti, ma non puoi rimanere senza un bagno per
sempre, altrimenti la gente dice che puzzi, ed allora...".
Mi alzo dal tavolo mentre il mio ospite, Padre Pio, prosegue il suo monologo dicendo: "Per non parlare delle stigmate!
Pure su quelle hanno fatto i soldi! Capisci? E se avessi avuto le emorroidi? Ci pensi? Altro che Preparazione Acca,
sarebbe stata Preparazione Pio!".
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Domanda: Ciao Raffaele, quale è stato il commento più bizzarro che hai ricevuto riguardo il tuo libro? Risposta: Una amico, uno dei primi ad aver letto il libro, ha commentato: “Cazzo, amico, non hai peli sulla lingua!”. Ho riso di gusto. |
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Domanda: Una domanda all’autore: Considerata la mostruosa quantità di florilegi teologici contenuti nel tuo manoscritto,
potresti darmi una tua opinione sull’esistenza di dio? Risposta: Credo che Dio esista. Replica: Come mai “credi” che esista e non ne sei certo? Risposta: Poniamola così: Dio è in ognuno di noi, poiché finché si crede in un Dio, o si spera nella sua esistenza, o, che dir si voglia, fino a che esiste una vita legata ad una coscienza d’un Dio, è palese la sua esistenza. Ciò che mi mette in dubbio riguardo questa mia considerazione è che, se sparisse l’uomo dalla terra, anche il concetto di Dio sparirebbe, dato che è legato alla vita. E questo non è che vada poi proprio bene, sai, a causa della questioni teocentriche etc, etc. |
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Domanda: Ciao Raffaele, ho letto il libro, mi ha divertita, ma non ho capito quale messaggio vuoi trasmettere. Risposta: A questo ho risposto anche durante la presentazione del libro. La questione è semplice: Maria Teresa usa la scrittura come rifugio, come valvola di sfogo a tutte quelle frustrazioni che non riesce ad affrontare nella vita reale. In parole povere, Maria Teresa utilizza il diario per sfuggire ai propri fantasmi. Nella coscienza attuale, fuggire al posto di combattere è una cosa deplorevole. Nelle pagine di questo manoscritto, Maria Teresa dimostrerà di riuscire a raggiungere i propri obiettivi ed avere successo anche se è in fuga da tutto e tutti. In parole povere: il libro è un inno al “a volte è meglio fuggire dai propri demoni che farsi prendere a calci nel culo da questi”. |
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Domanda: Hey Raffaele come hai avuto l'ispirazione della pietra che prelevano dal tizio che si tira dal bastione
rovinando una macchina […]? Risposta: Il lettore Bruno propone questo disconnesso quesito. L’idea dell’anello deriva da una questione psicologica abbastanza conosciuta per la quale infilarsi in bocca un oggetto liscio come una pietra è fonte di relax (per il personaggio del libro sarà fonte di soli guai, ma questo non è importante). Un esempio di utilizzo di questa tesi lo si può leggere anche nel libro Tokyo Soup di Ryu Murakami, nel quale uno dei personaggi (Frank) succhia un anello nel tentativo di trovare un briciolo di "pace". |
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Domanda: La parte censurata del capitoto di Un milione e mezzo di bossoli mi ha divertito parecchio. Ci sono altre parti censurate
così divertenti? Risposta: A dire il vero, una quantità enorme di testo è stata revisionata e "semplificata". Per esempio, l’intero capito di Nekromantica è stato riscritto in modo da essere un briciolo meno volgare. Per rendere più chiaro il concetto, di seguito riporto un confronto di uno stralcio dei due testi:
Accarezzandosi il pizzetto, Chong: “Niko, la situazione è più grave di quel che tu possa credere: una donna, a contatto con una nave,
produce un particolarissimo e potentissimo enzima capace di portare sfortuna all’intero equipaggio”. Nikolaj: “Che cosa è un enzima?”; Chong: “Ambò? un qualcosa... credo... se non erro, la donna emette qualcosa dalle ascelle che porta sfortuna”. Nikolaj: “La ributtiamo in mare allora”. Chong: “Sarebbe la cosa più opportuna”. Elemento di poppa #1: “Chong, per tutta la merda delle balene! È una donna!”. Chong: “Infatti: buttatela immediatamente a mare”. Elemento di poppa #1: “Chong, per tuo padre infilato di culo sull’albero di poppa, ragiona! Non la possiamo scopare prima?”. Un po’ stizzito, Chong: “Assolutamente: portereste sfortuna anche voi una volta entrati in contatto con l’enzima... saremmo costretti a buttarvi a mare”. Elemento di poppa #1: “Ma merda di delfino: non c’è modo di scopare il corpo di quella donna? Sono due anni che non sento puzza di sangue di donna! Qui si rischia di diventare più froci dei marinai imbarcati sull’Olandese volante!”. Chong: “Mmm... forse, in verità...”. Elemento di mare #1, #2, #3, Capo tagliagole, tagliagole #1, #2, #3, e #4 in coro: “In verità?”. Chong: “Da morta non dovrebbe più emettere alcun enzima”. Cazzo nero: “Io scobare donna morda! Io scobare pezzo di donna! Inzomma io volere sgobare!”. Capo tagliagole: “Vai a fare in culo, bastardo: se tu infili la terza gamba su quella cosa non ne resterebbe per gli altri”. Nikolaj: “Cazzo nero, torna al tuo posto in cucina”. Cazzo nero: “Va bene cabitano... ma gazzo nero avere diriddo a foddere ogni tanto...”.
Stringe il pizzetto, come a voler stritolare, distruggere ogni tentazione: reprimere, repellere prima di tutto.
Con gli occhi iniettati di sangue, Chong: “Capitano, la situazione è più grave di quel che tu possa credere: quella bestia, quella schifosa femmina, a contatto con una nave, produce un particolarissimo e potentissimo enzima capace di portare iella all’intero equipaggio”. Senza smettere di strofinarsi tra le gambe e con la saliva sul mento, Elemento di poppa #1: "No, imbecille. Sei solo frocio! Cazzo, è una femmina! Cazzo di enzicosi parli?" Non fa caso alle parole dell'Elemento di poppa; Nikolaj domanda: “Che cosa è un enzima?”. Chong: “Tenebre di onde assassine e buio del fondo del mare, Capitano. Se lo ricordi per sempre: la femmina dell'uomo emette qualcosa dalle ascelle che porta sfortuna ad una caravella quanto agli uomini imbarcati su di essa”. Non staccando gli occhi dalla donna e dopo un breve ululato d'astio e furia assassina, Elemento di poppa #1: "Giallo, tu hai pinne di orca e merda si seppia al posto del cervello! Guardala: è solo una donna! Una donna!". Poggiando la mano sul machéte, Nikolaj: “Ributtatela in mare”. Chong: “E' la cosa più opportuna, mio capitano”. Elemento di poppa #1 esplode: “Chong, per quella gran merda di tua madre che ti ha partorito da morta! È una donna!”. Chong: “Infatti: buttata immediatamente a mare”. Elemento di poppa #1: “Chong, per tuo padre infilato di culo sull’albero di poppa, ragiona! Non la possiamo scopare prima?”. Un po’ stizzito, Chong: “Inaccettabile: portereste sfortuna anche voi una volta entrati in contatto con l’enzima... saremmo costretti a buttarvi a mare”. Elemento di poppa #1: “Ma merda di delfino: non c’è modo di scopare il corpo di quella donna? Sono due anni che non sento puzza di sangue di donna! Qui si rischia di diventare più froci dei marinai imbarcati sull’Olandese volante!”. Sempre con il pizzetto tra le mani ma non un fievole sentore di indecisione tra gli occhi, Chong: “In verità...”. Elemento di mare #1, #2, #3, Capo tagliagole, tagliagole #1, #2, #3, e #4 in coro: “In verità?”. Sbuffando, Chong: “Da morta non dovrebbe più emettere alcun enzima”. Corso via dalle cucine, ma giunto come dal nulla, Cazzo negro: “Io scobare donna morda! Io scobare anche un zolo pezzo di donna! Inzomma io volere sgobare!”. Capo tagliagole: “Vai a fare in culo, bastardo biondo ebano: se tu infili la terza gamba su quella femmina non ne resterebbe per gli altri! Torna alle tue noci di cocco e vaffanculo”. Ora stringendo il machéte, Nikolaj: “Quale ordine ti ha consentito di mettere fuori il muso dalle cucine, marinaio?”. Indietreggiando lentamente, Cazzo negro: “Mi sgusi Cabitano... ma gazzo nero avere diriddo a foddere ogni tanto...”. |
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Domanda: Ciao Raffaele, devo ammettere che è strano leggere l'opera di un autore sardo che parla
di Sardegna senza nominare nemmeno una volta la parola pecora. Stravagante veramente.
Capisco che possa sembrare strana come domanda, ma perché non hai messo nemmeno un cenno sulla
pastorizia? Risposta: Santo cielo, devi sapere che durante la presentazione del libro è stata posta a me e all’editore la stessa domanda ma in questa forma: “quanto è difficile per un autore ed un editore sardo non parlare di banditismo e di pastorizia?”. Ebbene, a questa domanda Davide Zedda, ed il suo braccio destro Roberto, hanno dato un’interessante ed esaustiva risposta; appena ne sono in grado, chiederò a loro la possibilità di trascrivere quelle parole su questo sito. Ma tornando alla domanda, non posso far contribuire Maria Teresa ai tanti soliloqui dedicati ai “grandi temi sardi” dato che, culturalmente e geograficamente, non sono sui. In parole povere, per Maria Teresa è più naturale parlare dei cosiddetti gacci del poetto, quelli che si tuffano a venti centimetri dalla spiaggia, con ancora indossati gli occhiali da sole, per fare gli splendidi con le ragazzine, piuttosto che un'analisi del dibattito banditismo. |
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Domanda: Ciao Raffaele, quale è l'aspetto di Maria Teresa? Sostanzialmente, è una bella figa
come sono rappresentate tutte le tope all'americana, o è brutta come da te descritta nel capitolo
riguardante le sue turbolenze professionali? Risposta: Allego scarabocchio. Non sono molto bravo a disegnare, di conseguenza, accontentati. | |||||
Domanda: Ciao Raffale, in verità ho due domande da porti. Posso utilizzare una sola mail per entrambe? Risposta: Ovviamente, sì. Domanda: Allora, entrambe le domande riguardano Un milione e mezzo di bossoli. La prima è questa: Cosa sarebbe accaduto se Salvatore avesse vissuto la visione della fine dell’universo? Risposta: Santo cielo. Che domanda particolare. Allora, Salvatore sarebbe stato l’Universo stesso. Poiché, se consideriamo l’universo il tutto, con la sua sparizione sarebbe rimasta solo la causa della sua fine, cioè Salvatore. Ps. Ho impiegato un po’ di tempo a rispondere a questa domanda poiché ne ho parlato con un amico il quale sosteneva che un ottimo finale alternativo per il romanzo sarebbe stato quello dell’universo che si spegneva come una televisione e dal tipico puntino bianco al centro di questo l’uscita del braccio di Dio intento a salutare il lettore con il dito medio in evidenza. Interessante, ma assolutamente inaccettabile. Domanda: Ultima domanda: Dio asserisce più di una volta la necessità di concludere la faccenda il più velocemente possibile, in modo da dover dare meno spiegazioni possibile. Allora, a chi dovrebbe dare spiegazioni Dio? La cosa mi ha lasciato abbastanza interdetto. Un errore di valutazione da parte dell’autore? Risposta: Nessun errore. Semplicemente, è prevista la vita dopo la morte. Dare una spiegazione a coloro che attendono “la resurrezione dai morti” spetta a Dio stesso. Nulla di più. |
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Domanda: Ciao Raffaele, personalmente ho trovato molto confusionario Diario Condiviso. Comunque la mia domanda è la seguente: Gli animali intelligenti, la storia del ristorante vegetariano. Sei forse animalista? Risposta: No, ma è bene tenere a mente che l’atteggiamento dell’uomo verso le creature che popolano questo pianeta non è tra i più accettabili o apprezzabili. A tal proposito, vorrei dire che apprezzo molto il lavoro del Peta e che appoggio pienamente l’iniziativa proposta da AgireOra per la tutela degli agnelli. |
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Domanda: Ciao. Stai scrivendo qualcosa di nuovo, di diverso dalle storie di Maria Teresa? Risposta: Sì, vorrei pubblicare un racconto molto carino che si intitola Universo. Questo manoscritto, seguendo la struttura del Vangelo secondo Matteo, ci mostra gli avvenimenti visti dal punto di vista di Dio, travestito da comune pescatore che segue le vicissitudini del figlio. L’incontro con la figlia, muta dalla nascita, di un contadino, vedrà Dio impegnato nel comprendere la visione degli accadimenti secondo il punto di vista della ragazzina, il destino del Figlio e, in un certo senso, le sorti dell’universo stesso. Blasfemo, ma estremamente divertente. |
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Speciale 2008-02-28, 5Stelle, Paul BarUn imprecisato lunedì di Febbraio, ricevo una telefonata da Davide Zedda. Mi domanda: “Vuoi partecipare ad una trasmissione televisiva?” “E c’è bisogno di domandarlo!?!” penso, ma rispondo con un educato: “Ne sarei veramente lieto”. Il Paul Bar, un salottino tutto sorrisi, musica e divertimento. Un ambiente cordiale e leggero nel quale sarei stato IL momento culturale! Santo cielo, va bene, forse per uno scrittore i momenti migliori sono quelli trascorsi nei salotti culturali, dove si parla di autori e libri, ma lì nessuno distingue nessuno, dato che tutti parlano di scrittura ed editoria. Il Paul, invece, tra un balletto ed una canzone, ti consente di fare “la differenza”. Come rifiutarsi di partecipare? Quale persona sana di mente si negherebbe un’opportunità simile? E le vallette? Non dimentichiamoci delle vallette! Io adoro le vallette e, finalmente, ne avrei potuto vedere di carne e ossa. Partecipo alla trasmissione ed è come mi aspettavo: divertente ed emozionante (c’era una cantante bravissima e bellissima). Detto tutto questo, torniamo a noi. Quello che segue è uno speciale dedicato alle domande che mi sono state poste durante la trasmissione. Dietro le quinte, Alberto: C’è del sesso nel libro? Ho risposto argomentando quanto il libro sia ricco di sesso di tutti i tipi, anche anale. Dopo un attimo di riflessione, Alberto ha concluso sostenendo che l'argomento "sesso" sarebbe rimasto fuori dagli argomenti trattati. (Ho sorriso). Introducendo la trasmissione, Alberto: ... e un libro speciale che parla di una seconda vita che aiuta la prima. Precisamente in quel momento, ho capito di non essere presente alla trasmissione solo per ammirare le vallette. (Ho iniziato a tremare e ho smesso di sorridere). Terminata l’esibizione di una cantante stupenda, Paul: ... ma intanto, da un po’ lontano, perché lui arrivi da Cagliari, un applauso sicuramente per lui, per questo signore che si chiama Raffaele Sedda. Buona sera, Raffaele Io: Buonasera a tutti. (fuori sorridente, dentro l’inferno) Paul: Come va Raffaele, tutto bene il viaggio? Io: Sì, sì. Tutto bene. (In verità, era la prima volta che facevo Cagliari – Olbia. Mi aspettavo una strada molto più dura, invece è stato abbastanza indolore) Paul: Un po’ come il tuo libro che sta andando, devo dire, molto bene. Un libro molto particolare perché parla di Maria Teresa e del suo Diario Condiviso, che racconta non solo quello che le capita nella vita. Io: Sì, diciamo, "condiviso” perché oltre ai suoi fatti personali, lei decide di aggiungere dei fatti irreali o dei personaggi in grado di farle sfogare quello che ha dentro. Perché per lei, il diario, non è semplicemente un modo di scrivere o raccontare le proprie esperienze, ma è più un modo di sfogare tutto quello che porta dentro. Dato che la propria vita non le basta, decide di aggiungere qualche personaggio inventato. Paul: Insomma, io ti devo fare i miei complimenti... Mariano: Complimenti sicuramente, questa sera abbiamo avuto la possibilità di parlare con Paul, ed il tuo libro ci è piaciuto molto. Io: Grazie. (inizialmente non ho capito se i complimenti fossero legati al fatto che nascondessi bene l’essere teso, oppure per il libro) Mariano: Pensavo insieme a Paul a quanto deve essere difficile trovare poi un editore che creda in un tuo progetto. Tu hai avuto difficoltà o è stato facile per te pubblicare? Io: Per me è stato difficile pubblicare (chi ha letto Diario Condiviso capirà bene il perché) però, diciamo, questa difficoltà mi ha dato la possibilità di conoscere una persona eccezionale come Davide Zedda, che è la persona che mi ha consentito... Mariano: E’ l’editore del tuo libro? Io: Esatto. Paul: Un grande applauso per La riflessione, sono ormai due anni che collaboriamo con loro e li salutiamo: “Ciao Davide da tutti noi!”. Io: Senza dimenticare il resto dello staff che è importantissimo e sono delle persone che, per me, più che una casa editrice sono una vera e propria famiglia. Mariano: Questo è importante. Paul: Questo libro nello specifico, come tanti altri prodotti da La riflessione, sono libri che potete trovare in tutta Italia. Mariano: Paul, mi permetti di fare una piccola osservazione? Il libro di Raffaele è a tiratura nazionale, questo è un grande vantaggio della casa editrice La riflessione. Io: Sì, è stato un insieme di fortune molto belle. Mariano: Ed anche meritate. Qui è partita la pubblicità, dando il via alla seconda parte della trasmissione Alberto: E’ molto interessante l’idea di una vita virtuale creata dalla protagonista forse insoddisfatta di uno sgradevole menage familiare e con una persona che evidentemente non la ama, non la rende felice, non la fa sentire protagonista e allora si disegna una vita virtuale e scarica tutta la sua rabbia attraverso un personaggio molto pulp. Quindi, in qualche modo, questo diario diventa una sorta di liberazione da una vita che non le appartiene e che in qualche modo la vedrebbe sottrarsi da questo mondo. Paul: Bello, complimenti Alberto. Alberto: No no, complimenti all’autore. E qui è necessaria una piccola riflessione. Molte persone si sono lamentate riguardo il commento di Alberto, che considero molto interessante. Il problema principale riguarda il fatto che, a sorpresa, la maggior parte dei lettori si sono affezionati alla figura di Simone. Per loro sentire dire che lui "non capisce" Teresa è una cosa inaccettabile. In verità, la violenza di Diario condiviso è spinta "centricamente" dall'incapacità stessa di Maria Teresa di capire i sentimenti e quindi il sentirsi (immotivatamente) trascurata anche quando è palese l'importanza che Simone dà al rapporto con lei. Paul: Raffaele, credo che Alberto abbia descritto abbastanza bene il libro. Io: Sì, diciamo che c’è questa capacità da parte dell’autrice di realizzare dei mondi paralleli in grado di farle sfogare tutto quello che si sente dietro. Probabilmente è una cosa che fa anche tanta gente quando utilizza strumenti come internet, oppure va a correre in macchina. Però qui abbiamo proprio la “creatività” utilizzata come valvola di sfogo. E penso sia una cosa bellissima, perché tutti abbiamo dentro qualcosa da utilizzare per sfogarci. Mariano: Penso che sia proprio originale l’idea che ha avuto Raffaele, e volevo sapere se è il primo libro, oppure se c’è qualche opera precedente, ed in ogni caso, se ne hai in cantiere di nuove. Qui non ho avuto il tempo di rispondere. Ad ogni modo: sì, sto scrivendo un altro libro, ma se vedrà gli scaffali lo sa solo Davide (l'editore, per intenderci) Paul: Intanto su questo, ti voglio dire una cosa. Raffaele nasce scrivendo delle fiabe, vero? Io: Sì Paul: Poi un giorno hai scritto altre fiabe, sembrava quasi riduttivo limitarsi a questo, poi all’interno del romanzo ci sono un’infinità di fiabe, in realtà, no? Io: Diciamo che, questo libro nasce come cortometraggio. All’interno di questo, esistevano tante situazioni tra le quali delle piccole fiabe. Alla fine, il materiale era talmente tanto che da cortometraggio è passato a libro stampato. Mariano: Quindi adesso dovrai seguire anche la lavorazione di un cortometraggio? Io: Non penso proprio! Visto cosa ci sta dietro al cinema, ho capito che non è un mondo fatto per me. Fine della trasmissione e fine di questo speciale! |
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Domanda: Ciao Raffaele, Maria Teresa è troppo "femmina" per essere stata pensata da una mente maschile!! A cosa si lega questa tua profonda conoscenza dell'universo femminile? Risposta: Se c'è una cosa in grado di segnare (e risvegliare la mente di) un uomo (nel bene o nel male), questa entità è proprio la donna. |
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Domanda: Ho anche una domanda per l'autore: ho notato che la storia tra Maria Teresa e il
suo SUINO e' scorrevole e di facile lettura, mentre nel descrivere le vicende di Salvatore e
dei suoi deliri Sedda utilizza un linguaggio piu' tortuoso e di non semplicissima lettura. La mia
domanda per il giovane Sedda è: Come mai questa scelta del doppio linguaggio? Risposta: La differenza nel linguaggio è indispensabile allo scopo di rendere verosimile la passione di Maria Teresa per la scrittura. In questo modo, traspare l'intenzione di scrivere il diario per se stessa e le bizzarre storielle anche per gli altri. Poi, tutto si integra in un unico ambiente abbastanza strano, ma che funziona molto bene! |
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Domanda: Ciao Raffaele, hai notato che il tuo contatore d'accessi funziona alla cazzo di cane? Risposta: Ora che me lo fai notare... 2008-04-20: Problema risolto. Ma ho dovuto spostare il contatore in testa alla pagina. |
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Un imprecisato giovedì di Aprile, ricevo una telefonata da Davide Zedda. Mi dice: “Ho scelto la trasmissione ideale per te e la tua opera. Contattiamo Ruben per organizzare l'intervista che ti verrà fatta da una giornalista di nome Manuela” “Manuela? Ruben? Blue Box? Ottimo!” penso, ma rispondo con un educato: “Perfetto”. Blue Box propone una ventrina su quelli che sono gli eventi del panorama cagliaritano. Una miscela estremamente gradevole di palcoscenici mondani e interviste a giovani talenti. Una trasmissione conosciuta e seguita (infatti più di una persona a me vicina mi ha contattato stupita di avermi visto in tv. E' una cosa che trovo bizzarra!). Il giorno della registrazione arrivo di fronte alla chiesa di S.Efisio a Cagliari dove incontro l'operatore (una persona squisita) e Manuela, la giornalista, una ragazza gentilissima, professionale e graziosissima (che non guasta mai!). Tutto va per il meglio e terminate le riprese ringrazio, saluto e torno a casa. Il venerdì successivo, alle ventuno e trenta, va in onda l'intervista: è bellissimo vedersi sul grande schermo, anche se un po' strano! Terminata la trasmissione mi chiama Ruben per accertarsi che il tutto sia stato di mio gradimento. E' stato un pensiero estremamente cordiale, mi ha fatto un piacere del diavolo! Detto tutto questo, torniamo a noi. Quello che segue è uno speciale dedicato alle domande che mi sono state poste durante la l'intervista. Seduti di fronte alla chiesa di S. Efisio a Cagliari, Manuela: Quale scorcio migliore della chiesa di S. Efisio alle nostre spalle per parlare di un pezzo di Cagliari. Lo facciamo sempre a Blue Box di parlare d'autori sardi, di autori del cagliaritano in questo caso. In collaborazione con La Riflessione di Davide Zedda e accanto a me Raffaele Sedda. Benvenuto su Blue Box. Io: Grazie Manuela: Allora Raffaele la nostra sarà una chiacchierata assolutamente informale. Ci piace incontrare degli autori, degli scrittori giovani come te e comunque già con un bel bagaglio di esperienze alle spalle. Il tuo è un libro, la tua prima pubblicazione, un po' particolare, ora ve lo faccio vedere: Maria Teresa Sedda, Diario Condiviso. Un titolo che ci dice tante cose, ma vorrei tu lo spiegassi un po' meglio a chi ci segue da casa. Io: Come dice il titolo, ci troviamo di fronte un diario, il diario scritto da Maria Teresa che, trascorrendo un periodo abbastanza complicato della sua vita, decide di utilizzare un diario, quindi scrivere la propria vita, per riuscire a sfogare, riuscire a capire meglio la propria esistenza e trovare un metodo - o cercarlo senza trovarlo - per riuscire a superare alcune problematiche. Inizialmente scrive ponendo se stessa e i suoi problemi come argomento principale, trascorse alcune giornate si rende conto che il solo parlare di se stessa, il solo sfogare attraverso la forma le proprie frustrazioni non le basta. Aggancia alla sua vita un personaggio irreale che utilizzerà come capro espiatorio per sfogare tutta se stessa. In pratica, tutto quello che lei vuole fare alle altre persone, come male fisico o come tenerezza o quello che vorrebbe dire alle persone ma non riesce a dirlo, lo farà o le dirà a questo personaggio fittizio. Vediamo quindi che la sua vita reale e la vita fantastica di questo personaggio si vanno a fondere completamente ottenendo quello che poi è un "diario condiviso di realtà e finzione". Manuela: Quindi come se lei, tutto quello che le succede nella vita, riuscisse a sfogarlo tramite un personaggio che le corre parallelo, che le cammina accanto in maniera parallela. Io: Esatto. Vediamo che come azioni, conseguenze o reazioni, quando è possibile, se per lei è difficile affrontare le persone, abbiamo l'utilizzo del personaggio fittizio. Per esempio, Maria Teresa vuole uscire con il suo ragazzo, il ragazzo che le dice che non può uscire, lei che lo vorrebbe prendere a ceffoni, fa uso di questo personaggio fittizio che verrà preso a ceffoni da qualcuno molto grosso. Manuela: Quindi si tratta di una storia anche divertente? Ironica, semi seria perché analizza dei tratti di una personalità sicuramente complessa, ma anche reso in una forma ironica nella quale penso ogni donna si possa riconoscere. Un personaggio che poi, mi dicevi, non sembra nato e scritto e composto e strutturato da te, da un uomo. Io: Questa è una delle domande che mi pongono più spesso: se io realmente ho scritto Maria Teresa, perché, per usare una frase che usano tutte, "è troppo femminile per essere scritta da un uomo". Non so come rispondere a questa affermazione, ma penso che molte delle persone che mi stanno vicine facciano parte di questo personaggio. Tornando al discorso precedente, vediamo che Maria Teresa scrive con ironia, con violenza, con frustrazione; cioè a seconda di quello che prova dentro. Ad ogni modo, vedere come questa donna riesce in modo creativo a sfogarsi o rappresentare quello che le è successo attraverso un personaggio fittizio è molto divertente. Manuela: Quindi fondamentalmente è un personaggio positivo in tutte le sue contraddizioni, in tutte le sue sfumature, insomma, in ogni accento che poi alla fine mette nel modo di esprimersi. E poi veniamo proprio alla resa linguistica. Io: E' una storia molto violenta quella del personaggio fittizio, una storia fantastica e molto cruda, però fondamentalmente questo "essere", questo uomo fa tutto per amore. Poi è sfigato gliene capitano di tutti i colori perché l'autrice lo usa per sfogarsi però, diciamo, è un uomo che ama, che è sempre una bella cosa. Manuela: Quindi in questo magma di tante cose che compongono questo personaggio c'è anche il suo specchio, la sua parte maschile. Io: Sì, considerando le frustrazioni di una donna che, per esempio, teme per il suo uomo, teme di essere abbandonata, teme di non trovare più tutte quelle sicurezze che la persona che le stava affianco le dava, tende a rappresentare più quello di cui ha bisogno. Ed in questo caso vediamo un'immagine maschile plasmata sul modello dell'uomo che vorrebbe lei. Anche se, ripeto, questo è un immortale che prenderà una marea di cazzotti. Manuela: Ecco quindi il risultato è una storia molto divertente e d'effetto. Tra l'altro mi dicevi che nasce in maniera un po' particolare. Perché non nasce come libro, come racconto, nasce bensì come idea per un corto. Io: E sì, il personaggio principale nasce dall'idea di girare con gli amici un corto divertente. Però cosa succede: quando uno si affeziona ad un personaggio, inizia a scrivere, scrivere, scrivere che ne esce così tanta roba che più che un film ci fai un libro. E nel mio caso abbiamo proprio la conferma di questo. Manuela: Un libro che è sottoforma di diario. E qui veniamo proprio al discorso sulla scelta linguistica, sulla scelta lessicale che tu fai e attribuisci ai tuoi personaggi. Sia stilisticamente, perché mi hai detto ci sono tanti dialoghi, sia come approccio: è un personaggio molto radicato in questa realtà. Io: Per lei, quello che è riportato nel diario è vita. Quindi se lei considera un dialogo importante a far capire quello che aveva dentro o riportare il perché lei ha reagito in un certo modo, lo riporterà come un dialogo. Vedremo quindi ricchissima la parte o le componenti del libro nelle quali ci sono i battibecchi. Per esempio, lei dice "non mi puoi lasciare sola", lui che risponde "passami una birra". Più o meno così. Ridendo, Manuela: E quante donne avrebbero gradito sentirsi rispondere così! Lo chiedo a voi ragazze che ci seguite da casa. Comunque, stendiamo un velo pietoso sull'argomento. Ad ogni modo, volevo sapere: La scelta dei termini, tu mi dicevi che è un linguaggio molto vero. Io: Completamente privo di fronzoli. Un linguaggio diretto, realistico e tipicamente della cultura giovanile. Quindi non troveremo mai un dialogo che sembra forzato verso l'intelletto se non c'è intelletto. Perché sono ragazzi e dialogano come ragazzi. Manuela: Come nasce la tua collaborazione con Davide Zedda e con La Riflessione con la quale noi abbiamo tanto lavorato, comunque abbiamo tanto cercato di collaborare per far conoscere al pubblico come meritano tanti autori sardi. Io: Avevo sentito parlare de La Riflessione, la casa editrice, da alcune persone che hanno acquistato volumi e mi hanno detto che erano fatti molto bene, molto interessanti e anche abbastanza atipici per il panorama letterario sardo. Quindi ho provato ad inviare la mia opera. Davide ha voluto scommettere su di me e da questo è nato sia un rapporto professionale che di amicizia molto forte. Manuela: E quindi ci auguriamo tutti quanti che possa avere un proseguo e noi speriamo di avere altre occasioni di vederti, oltre che leggerti. Qualcosa nel cassetto? Stai preparando qualcosa di nuovo? Io: C'è più di un lavoro. Però, per ora tengo tutto nel cassetto aspettando di essere in grado di trovare il coraggio dentro di me per farli uscire. Manuela: Va bene, aspettando questo momento in cui sono certa ci chiamerai perché noi vogliamo esserci la prossima volta che pubblicherai qualcosa, io questo me lo prendo (soggetto: una copia del libro) ho già preteso la dedica. Quindi, Raffaele ti ringrazio e spero di riaverti prestissimo ancora ospite di Blue Box. Io: Grazie. Fine della trasmissione e fine di questo speciale! |
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Domanda a rischio SPOILERDomanda: Finalmente ho finito il libro. Al di fuori delle storie di Teresa, ho trovato il romanzo di Salvatore molto difficile da seguire. Infatti, non ho ben capito perché, alla fine, la tipa decide di non ammazzarlo più. Risposta: Non sei la prima persona che mi fa presente che ha trovato difficoltà nel seguire le bizzarre vicissitudini ne Un milione e mezzo di bossoli. Infondo, è strutturato in modo da svelare l’intreccio a ben pochi capitoli dalla conclusione. Ad ogni modo, tornando alla tua domanda, nelle prime battute nelle quali fa la sua apparizione la tipa, lei stessa afferma di conoscere un modo per sistemarlo, ma non per ucciderlo. Questo perché, il romanzo, si basa su un concetto fondamentalmente mai violato: nemmeno Dio può uccidere un immortale. |
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Domanda: Ma da dove hai tirato fuori un personaggio così strampalato? Questa domanda riguarda (e allo stesso tempo "non riguarda") Diario Condiviso. Il soggetto e sì, Maria Teresa, ma non quella che avete letto voi. Diciamo, riguarda molto da vicino qualcosa di legato alla vignetta che allego a questa sezione. | |||||
Vi capita mai di comprare qualcosa di, tra virgolette, inutile e percepire (sesto senso docet.) come questo "qualche cosa" potrà essere utilissimo o addirittura fondamentale? Ecco, questa frase descrive tutti i sentimenti che ho provato quando il mio editore, Davide Zedda, mi ha chiamato dicendomi di recarmi, di martedì, alla fiera campionaria per l'intervista speciale di Grandi si diventa. Il venerdì prima avevo comprato i biglietti per la fiera, non so perché, forse, ripeto, un sesto senso. Altro che scrittore, avrei dovuto fare il cartomante! Ad ogni modo, di seguito riporto il testo dell'intervista con il gentilissimo Roberto Nonnis: Di fronte alla fontana dell'ingresso principale della fiera, Roberto: Siamo in compagnia di Raffaele Sedda, giovane autore della casa editrice La Riflessione Editore, di Davide Zedda. In questa splendida cornice della fiera campionaria di Cagliari, con un bellissimo sole, per promuovere quello che è il tuo ultimo libro, Maria Teresa Sedda, Diario Condiviso. Vogliamo Raccontare ai nostri telespettatori di cosa parla? Io: Diario Condiviso parla di Maria Teresa Sedda che in un periodo abbastanza particolare della sua vita decide di scrivere un diario e di utilizzare questo non solo per descrivere la propria vita, ma anche per parlare di tutte quelle fantasie, che sente dentro, e non fanno parte di quello che accade intorno a lei. Come ricordi, o personaggi immaginari che lei vorrebbe creare o incontrare, o personaggi reali che lei non avrà mai la possibilità di incontrare. Quindi "condiviso" perché questo diario contiene situazioni reali e situazioni completamente inventate. Per esempio, vediamo Maria Teresa che in certi momenti racconta della propria intimità ed in altri racconta invece cose mai accadute o inesistenti come fiabe, racconti, o personaggi che l'aiutano a tirare fuori o il meglio o soprattutto il peggio di lei. Quindi, sfogare le proprie frustrazioni attraverso lo scrivere, la creatività ed il raccontare di se stessi o di quello che si ha dentro. Roberto: Senti, qui vedo Maria Teresa Sedda e l'autore è Raffaele Sedda. Non è un caso, naturalmente. C'è una parentela o una ispirazione particolare? Io: A dirti la verità, no. Facendo una ricerca, ho scoperto che il cognome Sedda è poco utilizzato e lo troviamo soprattutto nella zona dove vive questa ragazza della quale racconta il libro. Scoprendo questo ho deciso di utilizzare proprio questo cognome. Però non c'è nessun legame di parentela con me. Tutti i personaggi che incontriamo nel libro, ed è veramente una quantità impressionate, nessuno esiste. Roberto: Un autore giovane dove trova l'ispirazione per poter scrivere un libro. Io: Secondo me, ogni persona dentro di sé ha un'ispirazione con la quale può essere creativo, per esempio può scrivere un libro o dirigere un film. Nel mio caso, io l'ho trovata nel desiderio di raccontarmi e di raccontare. Ma infondo, penso che sia una cosa che hanno un po' tutti. La cosa difficile è trovare il coraggio di proporre la propria idea, ed io sono stato anche fortunato perché ho trovato in Davide una persona cordialissima e che mi ha aiutato a superare la timidezza. Quindi penso, tornando alla tua domanda, uno trovi l'ispirazione da tutto quello che lo circonda, e poi dal coraggio che uno deve trovare dentro di sé, per poter pubblicare. Roberto: Raffaele, in bocca al lupo per quello che può essere il proseguo della tua carriera, e, in ogni caso noi, lo facciamo rivedere, questo è sicuramente un bel libro che merita di essere letto. Ringraziamo anche Davide Zedda che, non soltanto, ci propone sempre autori molto interessanti, ma tramite gli autori abbiamo scoperto che questi ragazzi non solo scrivono libri ma leggono tantissimo, e questo è un messaggio che noi vogliamo passare fortemente perché non è vero che in Italia non si legge. Si legge tanto e ci sono anche degli autori interessanti, diventati bravi, probabilmente anche perché leggono tanti libri. Io: Senz’altro, anche perché, ultimamente, si tende a sostenere che si scrive poco e si legge ancora meno, invece non penso sia così. Infatti, ecco la mia esperienza: io leggo, io scrivo, e ho trovato anche delle persone che hanno avuto il coraggio di scommettere su di me. Quindi non è poi un mondo così piccolo o ristretto come si tende a dire. Roberto: Allora Raffaele in bocca al lupo. Io: Grazie Fine della trasmissione e fine di questo speciale! |
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Domanda: Ma porterai la birra alla presentazione di Steampunk? Guarda che lo hai promesso! Risposta: Penso proprio di sì. Un po' di Ichnusa, credo. |
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Ieri (27 Settembre 2008) c’è stata la presentazione della mia seconda opera: Steampunk. E’ andato tutto abbastanza bene: c’erano gli amici, c’era Davide e tutto il suo staff e c’era la birra! Infatti, ho comprato una cassa di latte da mezzo litro (preventivamente “freddate”) che è stata la gioia di grandi e piccini. In verità ho bevuto troppo, non avrei dovuto esagerare. Durante l’evento mi sono state poste parecchie domande; purtroppo non le ricordo tutte, ma qua sotto “infilo” le uniche due che ricordo. Domanda: Scrivere diminuisce la prestazione sessuale? Risposta: Credo proprio di sì. Ricorda che mentre uno scrive ha le mani occupate! (questa risposta forse me la sarei dovuta risparmiare. Ma a volte mi capita di aprire la bocca senza riflettere. E poi me ne pento. Il bello della ridetta, sosterrebbe qualcuno. n.d.a.) Domanda: Stai già preparando una terza opera? Risposta: Sì, e se Davide la pubblica avrete la possibilità di leggere Pornoromanzo (solitamente mi accade che quando annuncio un titolo, raramente è quello. Sarà interessante vedere, tra un anno o due, quale sarà il titolo che prenderà questa opera e se vedrà realmente la luce. n.d.a). |
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Speciale 2008-10-06, Radio2, DispenserMentre digito non so quale stralcio di mail, mi arriva una chiamata al cellulare da parte di Roberto della redazione de La riflessione. Mi dice che Radio2 vuole intervistarmi e mi chiede, di conseguenza, la conferma sulla possibilità di dare i miei recapiti telefonici. Molto perplesso, rispondo chiedendo se si tratti di Radio2 di Cagliari. Incuriosito mi chiede quale Radio2 di Cagliari e mi informa che, ad ogni modo, si tratta di Radio RAI 2. Perplesso confermo la mia disponibilità. Dieci minuti dopo mi chiamano quelli di Radio2 chiedendomi la disponibilità per una veloce intervista. Perplesso – fino all’ultimo momento ho pensato fosse un diavolo di scherzo – accetto e mi informano che, verso le otto di sera, mi avrebbero chiamato per l’intervista. Chiusa la chiamata, chiamo Davide Zedda, l’editore, e gli chiedo se secondo lui è uno scherzo. Risponde dicendo che non è uno scherzo. Allora intimidito chiedo se è normale che una radio del genere chiami uno sconosciuto autore come me. Risponde con un chiarissimo: “Ma stai scherzando? Stiamo parlando di Radio 2!”. Con un perenne “mumble mumble” in testa, aspetto che arrivi la chiamata dalla RAI e puntuale come un orologio arriva. E finalmente arrivano le spiegazioni, il parole povere, la trasmissione Dispenser di Radio2 ha come argomento lo Steampunk e cercando su internet si sono resi conto che ci sono pochissimi “personaggi” che scrivono di steampunk, di conseguenza, essendo io quello che ha scritto uno dei pochi libri “recenti” sull’argomento mi hanno scelto! Ragazzi, una sola parola: Culo! Che culo scioddato!* Grazie al podcast RAI posso riportare la parte saliente (la mia intervista!) della trasmissione. Cliccate qui per il download del file in formato mp3 *tradotto dal sardo: rotto. |
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Domanda: Ma Davidoff, è un diminutivo di David Hasselhoff? Ogni volta che leggo quel nome penso all’attore e mi sbellico dalle risate! Risposta: Mi dispiace deluderti, ma il nome Davidoff deriva dall’omonima marca di sigarette. Il bollino qui a sinistra indica che la domanda vince l'ambito premio alla questione più stramba (2008-10-27) |
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Ieri (un bel sedici luglio duemila e nove), girovagavo per book store online alla ricerca di qualche novità da lettura sotto l'ombrellone. Mi capita di "sfogliare" il catalogo di bol e di trovare un commento su Steampunk. L'ho dovuto leggere più volte prima di capire quale goliardico personaggio deve esserne autore. Ecco il testo che, per stranezza, merita a pieno titolo di essere riportato anche qui: <<Ho letto "Steampunk" perchè ero incuriosito, questa è la mia caratteristica: la curiosità. Dalla prima pagina ho, come dire, sospeso ogni altra attività, comprese le funzioni vitali (e non esagero eh), non riuscivo a non leggere, tanta era la voglia di andare avanti, proseguire, vedere cosa succedeva. Appena finito, l'ho letto una terza volta: ogni altro libro che prendevo in mano, mi sembrava "minorato", non all'altezza di questo. Ed ora, dopo averlo letto cinque volte, lo consiglio a tutti voi. Lasciatevi prendere per mano e per i piedi dai protagonisti e fatevi trascinare in questo mondo irreale, dove vero e fantasia sono mescolati di continuo, per poi giungere alla conclusione inaspettata e dire: ''è così, beh è così e basta ...''. Favola per adulti, non sprovveduti, scritta con un ritmo incostante, ma avvincente: a volte lento, onirico, rassicurante, a volte sostenuto ed incessante come quello di alcuni gialli metafisici greci. Certamente uno dei più bei romanzi da me letti, che consiglio in generale ad ogni appassionato di lettura, in particolare a quelli che leggono perchè ritengono questo esercizio sia benefico per il cervello.>> |
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Domanda: E’ passato ormai un anno dalla pubblicazione di Steampunk. Come sono andate le vendite? Risposta: Le vendite non sono andate benissimo. E quando dico che non sono andate bene, intendo che i numeri sono addirittura inferiori (e di molto) a quelli raggiunti da Diario Condiviso. L’editore, forse per addolcire l’amara pillola, indica la crisi economica come fondamentale e oggettiva causa della penuria di vendite. Il che mi farebbe supporre che non solo la mia opera ha stagnato negli scaffali, ma anche quelle dei miei colleghi scrittori. Ad ogni modo, l’importante è che l’opera, ai pochi che l’hanno letta, sia piaciuta! |
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Domanda: Che diavolo stai canticchiando? Risposta: Questa domanda mi è stata posta mentre apponevo un autografo su una copia di Steampunk. Per la cronaca, canticchiavo un pezzo hip hop - se così lo si può definire -: Pagliaccio di ghiaccio del cantante romano Metal Carter. Pezzaccio che va molto di moda tra i più accaniti navigatori della rete. |
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